ebaut mi

Mi chiamo stresserentola, ma questo è già chiaro dal titolo del mio blog, la mia storia comincia dove le altre si concludono e cioè dopo il ....e vissero per sempre felici e contenti...
sono sposata, felicemente e da tempo immemorabile con Amò e abbiamo due bambini tuofiglio e tuafiglia a cui ci imputiamo maternità e paternità secondo le peculiarità che vengono fuori di volta in volta.....
abitiamo a Palermo e Lady Mora è la nostra casa, un cantiere perennemente aperto ......
Bhè che altro dirvi, se avete voglia di sapere altro seguitemi....



e se invece volete scrivermi.... stresserentola@libero.it



che dite ... ci vediamo alla prossima?

Lettori fissi

martedì 14 febbraio 2017

C'è

domenica sera
seduti a tavola durante la cena, polpettone per i bambini, salumi mio marito, hamburger e insalata per me, no, non è la classica cena rimediata  della domenica sera, io e mio marito e siamo a dieta e il piacere della cucina lo riservo ai bambini. Quel polpettone deve essermi venuto davvero bene, impasto semplice senza cipolla che Tuafiglia non piace e senza uovo che Tuofiglio non mangia, un ripieno di prosciutto e formaggio e il tutto inumidito dalla mia salsetta speciale che i bambini adorano e non solo loro.
Si chiacchiera della giornata appena trascorsa, nel pomeriggio sono venute due mie amiche per provare dei pezzi in vista della prova di canto di lunedì, quanto mi piace questa nuova avventura, in settimana si è discusso un pò a casa per questo motivo, mi vedono tutti  molto presa da questa nuova passione e forse non hanno torto, ma io sono fatta così, mi innamoro delle cose, delle persone, dei momenti...e li vivo in maniera totale. Però forse dovrei darmi anche una regolata, così questa sera voglio proprio godermela questa cena, guardare negli occhi i miei figli,  mio marito, come crescono questi ragazzini...Tuofiglio diventa ogni giorno più bello, di pomeriggio ha fatto una passeggiata in centro con i suoi amici, ha un bel colorito roseo, è felice. Tuafiglia ancora è un po' debilitata dall'influenza, non fa che dire quanto sia buono questo polpettone ma è molto stanca, subito dopo cena crollerà dal sonno, adesso però ride, ride a crepapelle per una battuta del fratello, è sempre così quando ha sonno, le acchiappa la ridarella ed è trementamente contagiosa. Ci guardiamo intorno, pensiamo di dover ridipingere le pareti, abbiamo voglia di dare una bella rinfrescata alla casa e di cominciare a fare un po' di lavori che abbiamo rimandato per troppo tempo, lunedì programmiamo di chiamare il geometra per un preventivo, dobbiamo realizzare una seconda cameretta per dare ai bambini un po' di privacy, vediamo un po', forse salterà il viaggio dell'estate ma ne siamo tutti consapevoli e il desiderio di una migliore ditribuzione degli spazi è prioritario per tutti.
Sento freddo, ma non è una grande novità, io sento sempre freddo, dopo i pasti poi particolarmente, ho indossato un poncho di Tuafiglia, ormai mi vengono i suoi abiti e considerato che alcuni li ignora e non li indossa lo faccio io al posto suo.
E' un poncho grigio, molto caldo e molto comodo, le braccia sono libere senza la costrizione delle maniche, così posso incrociarle sotto senza mostrare un atteggiamento rigoroso che poco si addice all'atmosfera che si sta vivendo, poi così posso infilare le mani sotto le ascelle e tenerle ben al calduccio...si ride, si scherza, mio marito mi versa del vino mentre i bimbi si contendono l'ultimo pezzo di dolce, la mia mano sfiora qualcosa di duro,
forse è solo suggestione,
si ride, si scherza, si beve vino e si di divide l'ultimo pezzo di dolce
la mano sinistra che cerca il calore sotto l'ascella destra ha sfiorato qualcosa di estraneo
non sento più  le risa, non sento più le voci, non vedo più nessuno
non sono più occhi, non sono più orecchie, sono solo una mano che preme su un seno
non è suggestione
c'è!
e ne sente i contorni e la durezza
c'è!
e non lo sa da quanto tempo stia lì
c'è!
e in un attimo, una domenica sera piena di risa e scherzi, vino e polpettone è diventato il Prima
c'è!
e il Dopo...
C'è?

domenica 5 febbraio 2017

non è il fatto che esce da solo tutti i sabato pomeriggio,
non è perché va in giro incappucciato e con gli occhi fissi su un telefonino,
non è nemmeno perché è polemico, ombroso, terribilmente umorale e litigioso con tutti.
No,
Sono gli abbracci,
Sì, te ne accorgi dagli abbracci,
quelli che cerca ancora come qualcosa che sta perdendo
Quelli in cui ti stringe forte ma senti che comunque ti sfugge
Quelli in cui...senti che il bambino che ti si spalmava addosso riempiendo le tue pieghe sta lasciando il posto al ragazzo che sarà...
ed è giusto così, lo sai,
ma porca miseria quanto fa male

mercoledì 1 febbraio 2017

Y Cantor

tanti anno fa cantavo,
lo facevo così, per gioco, con leggerezza, anche per vanità.
Le prove, il palco, le luci, il tempo scandito dalla batteria
tun tun tun
già, il tempo scandito dalla batteria, tun tun tun
quella voce che nasceva da dentro aveva trovato il modo di venire fuori...
era bella?
Era acerba, ma viva
era piccola e sgraziata
ma frizzante e impulsiva
tun tun tun
quella voce che nasceva da dentro spalancava porte e correva fuori
veloce, prorompente e portava con sé tutto quello che trovava in intorno
emozioni, desideri, sogni, 
prendeva tutto e lo catapultava fuori senza fare distinzione
senza nemmeno guardare cosa trascinava con sé
tun tun tun
quella voce che nasceva da dentro aveva buttato tutto fuori,
il gioco piano piano non era più un gioco,
su quel palco, per quanto trucco potessi mettermi addosso ero, completamente, nuda.
La vanità lasciò il posto all'imbarazzo,
scesi da quel palco e rimisi tutto dentro
facendo anche un po' di ordine:
i sogni divisi tra progetti e illusioni,
le emozioni ben distinte e catalogate,
e i desideri...nell'indifferenziato.
tun tun tun
non c'era più una batteria che dava il tempo, bastava un orologio e un calendario e il tempo veniva scandito ugualmente.
quella voce che nasceva da dentro non uscì più fuori,
trovò un'occupazione più che dignitosa, era diventata brava nella catalogazione e si dedicò a quello;
ordine e disciplina:
compilò elenchi di emozioni da gestire,
chiuse sotto chiave quelle da non poter gestire,
stipò nei ripiani più alti le illusioni,
frustrazioni, rimorsi e rimpianti in ordine alfabetico.
Si pose l'obiettivo di smaltire e non accumulare più delusioni 
e fu proprio brava in questo!
Se tutto quello che lasciava uscire era misurato e cadenzato, secondo un rigido sistema di valutazione e filtraggio sarebbe riuscita nel breve tempo a ridurre le delusioni se non addirittura azzerarle nel lungo periodo.
Obiettivo raggiunto!
Almeno fino a un comunissimo quanto anonimo giorno di novembre.
Per caso, per sbaglio o per un inconsapevole appuntamento con il destino
in un'aula di un Palazzo nobiliare incontrai un tizio.
Alto, capelli grigi, occhiali da vista e accento romagnolo, niente di ché, nessuna impressione in particolare,
poi prese il microfono, anzi no, non lo prese proprio
si mise a cantare senza e la sua voce riempì quella stanza
era una voce che veniva da dentro,
apriva tutte le sue porte, tutte, tutte, 
e potevo guardarci dentro, oh mio Dio, quanta roba, ma quanta...
era voce
era emozione e passione
era essenza
era anima e tormento
era vero,
quanto amore..quanto dolore..quanto di tutto
troppo di tutto..
e lo mostrava lì senza filtri
senza imbarazzo
senza vanità...
Ho pianto, sì, ho pianto
ho pianto senza lacrime
era un pianto che veniva da dentro
erano lacrime che scorrevano dentro e inondavano tutto...
Non mi ha chiesto mai nulla, mi ha dato un microfono che chiama "il tuo"  e mi sono fidata.
La voce è uscita, di nuovo,
potente, arrabbiata
e con la furia di chi per troppo tempo è rimasto al buio,
mi sono fidata
e ogni giorno apro scatoloni e tiro fuori roba stipata
non è tutto bello, alcune cose non so più come usarle e alcune porte non si aprono, ancora,
continuo a fidarmi
perchè il tizio alto, con gli occhiali i capelli grigi e l'accento romagnolo
mi dice bello quando è bello,
migliorabile, quando è brutto,
e mi aiuta quando c'è una porta che proprio non vuol saperne di aprirsi...
 mi fido anche se so che il rischio è altissimo
che una delusione oggi sarebbe talmente grande e nuova da non lasciare spazio a molto altro.
mi fido perché c'è un
tun tun tun
che oggi so che non è una batteria 
ma un cuore
in una voce
viva.

giovedì 19 gennaio 2017

Solo 19


E' stata in ansia per un suo amico, il combattente, che riattaccato con 60 punti e tubi ovunque l'ha chiamata alle 7.00 del mattino per tranquillizzarla e comunicarle la vittoria;
Ha condiviso il suo spazio vitale con un frigorifero, una lavatrice, l'albero di Natale il presepe, cavalletti da falegnameria, scatoli di parquet e una cassetta di arance mentre sua figlia ritrovava in questo, l'habitat ideale per il pattinaggio a rotelle;
Ha ristrutturato 7 mq su 95  totali, che sembrano pochi ma sufficienti per convincerla a cominciare un corso di meditazione zen prima di procedere con i restanti 88;
Ha visto la rappresentazione teatrale peggiore di tutti i tempi ma in compagnia di un essere speciale capace di portarla bere senza bere, cogliere il silenzio dietro le parole e  porle domande senza pretesa di avere risposte.
Ha cantato "Odio l'estate"  quando fuori c'erano 5 gradi riuscendo ad essere quasi credibile;
E' uscita da casa con tre paia di calze addosso e ha imparato che per la  pipì deve pensarci per tempo;
Ha assistito a un'altra cosa bella bella ma qui non la può dire, ancora, però è bella bella, fidatevi.
Ha rotto un asse e due ferri da stiro e si sta impegnando per far fuori il terzo, no, non è l'universo che manda segnali è che, quando c'è incompatibilità la diplomazia si manda a benedire;
Ha camminato sotto la pioggia cogliendo poesie nelle luminarie, poi l'è venuta la cervicale e ha pensato che ha fatto una minchiata.
Ha provato il riso nero  e il cioccolato fondente con scorzette di limone e pepe rosa e ha scoperto che se del primo si può benissimo fare a meno, il secondo potrebbe diventare un'altra pericolosa dipendenza, sarebbe stato meglio il contrario, ma è fatta così, pazienza!
E' rimasta senza giga sul telefonino e considerando cosa stia accadendo in un paio di gruppi whatsapp è stata quasi una benedizione.
Ha cercato disperatamente dei documenti importanti ma ha trovato solo un ombrello, un burrocacao in stato di decomposizione e la certezza di vivere nel caos.
Ha scritto questo post, ha guardato il calendario,
ha scelto il titolo,
e ha pensato:
Sticazzi!

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